Contatori energia elettrica: omologati solo per la componente attiva? Cosa c’è da sapere
Capiamo insieme i consumi di energia elettrica: attiva, reattiva e la zona grigia dei contatori. In Italia, come in gran parte dell’Europa, la fatturazione dell’energia elettrica si basa sul consumo di energia attiva, misurata in kWh. Tuttavia, non tutta l’energia prelevata dalla rete è attiva: una parte è costituita da energia reattiva, misurata in kvarh. […]
Capiamo insieme i consumi di energia elettrica: attiva, reattiva e la zona grigia dei contatori. In Italia, come in gran parte dell’Europa, la fatturazione dell’energia elettrica si basa sul consumo di energia attiva, misurata in kWh. Tuttavia, non tutta l’energia prelevata dalla rete è attiva: una parte è costituita da energia reattiva, misurata in kvarh.
Energia attiva vs. energia reattiva: qual è la differenza?
Per spiegare la differenza tra energia attiva e reattiva, ci serviremo di un semplice paragone. Immagina l’energia elettrica come l’acqua che scorre in un tubo. L’energia attiva è come l’acqua che fa girare la turbina e produce energia: è quella che utilizziamo effettivamente per alimentare i nostri elettrodomestici e le macchine.
L’energia reattiva, invece, è come l’acqua che oscilla avanti e indietro nel tubo senza produrre lavoro utile: è necessaria al funzionamento di alcuni dispositivi, come motori e trasformatori, ma non viene consumata direttamente.
Per fare un altro esempio, pensa a una lampadina e a un ventilatore. La lampadina consuma solo energia attiva, trasformandola in luce. Il ventilatore, invece, utilizza sia energia attiva per far girare le pale, sia energia reattiva per creare il campo magnetico necessario al suo funzionamento.
In sintesi:
- L’energia attiva è la componente dell’energia elettrica che viene effettivamente utilizzata per svolgere un lavoro utile, come ad esempio illuminare, riscaldare o azionare motori. È quella che viene misurata dai contatori di energia elettrica standard ed è fatturata dal fornitore in kWh
- L’energia reattiva è una componente dell’energia elettrica che non viene consumata direttamente dagli apparecchi, ma è comunque necessaria al loro funzionamento. Crea un “sfasamento” tra tensione e corrente, che può comportare delle perdite nella rete elettrica. Anche se non viene fatturata direttamente, un consumo elevato di energia reattiva può comportare delle penali per le utenze industriali, con un fattore di potenza (cosφ) inferiore a 0,95.
Per questo è importante monitorare i consumi e, se necessario, adottare misure per migliorare il fattore di potenza, come l’installazione di banchi di condensatori.
Cosa dice la normativa sui contatori?
Attualmente, la normativa sui contatori di energia elettrica è un po’ ambigua riguardo alla misurazione della componente reattiva. I contatori omologati secondo la direttiva MID (Measuring Instruments Directive) sono infatti tarati per misurare solo l’energia attiva, quella che viene effettivamente consumata e fatturata.
Questo significa che, sebbene molti contatori moderni possano visualizzare anche il consumo di energia reattiva, tale valore non ha valore ai fini legali e fiscali. In altre parole, ai fini della fatturazione, conta solo l’energia attiva misurata dal contatore omologato MID.
Tuttavia, per le utenze industriali, la componente reattiva assume un’importanza rilevante. Un fattore di potenza (cosφ) basso, indice di un elevato consumo di energia reattiva, può comportare delle penali da parte del fornitore di energia. Questa situazione crea una sorta di “zona grigia” normativa. Da un lato, i contatori MID non sono certificati per misurare la reattiva ai fini legali. Dall’altro, le aziende con consumi reattivi elevati necessitano di strumenti per monitorare e ottimizzare i propri consumi.
La zona grigia: un problema da risolvere
La mancanza di una normativa specifica sulla misurazione dell’energia reattiva crea una situazione di incertezza, con il rischio di interpretazioni non univoche e possibili contestazioni come quelle che ci segnalano i nostri clienti quotidianamente.
Una normativa chiara garantirebbe ai consumatori, sia domestici che industriali, una maggiore trasparenza sui propri consumi di energia, sia attiva che reattiva. Inoltre, eviterebbe disparità di trattamento tra i diversi fornitori di energia e tra i vari tipi di utenza. Un monitoraggio più accurato della componente reattiva permetterebbe di ottimizzare la gestione della rete elettrica, riducendo le perdite di energia e di conseguenza i costi per il sistema.
Cosa si può fare in attesa di una normativa completa?
1. Richiedere contatori con misurazione della reattiva, offerti da alcuneaziende. Le imprese che hanno consumi reattivi elevati dovrebbero valutare l’installazione di questo tipo di contatori
2. Richiedere un’analisi energetica da parte di un esperto in efficienza energetica e individuare le aree dove è possibile ridurre il consumo di energia reattiva, con un conseguente risparmio sui costi
3. Informazione e sensibilizzazione: è importante che le aziende e i privati siano informati sull’importanza di una corretta gestione della componente reattiva dell’energia elettrica.
In attesa di un intervento normativo che chiarisca la situazione, è consigliabile per le utenze industriali dotarsi di contatori specifici in grado di misurare correttamente sia l’energia attiva che quella reattiva.
La comprensione del consumo di energia elettrica, con la distinzione tra componente attiva e reattiva, è fondamentale per ottimizzare i consumi e ridurre i costi. La normativa attuale presenta delle lacune che, si spera, vengano colmate in tempi brevi.
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